L'abside della Cattetrale

Siamo nel 1498. In piena attività nell’area della terza Addizione quando a Rossetti viene commissionata dai priori della Cattedrale, un nuovo disegno dell’abside per dare maggiore respiro all’area più sacra del luogo, quella dell’altare maggiore, della cattedra del vescovo e del coro.
Sarà una delle opere più raffinate e sofisticate realizzate dal Maestro nella sua attività e gli studiosi, primi fra tutti, Adolfo Venturi e Bruno Zevi ne parleranno come di un autentico capolavoro.
La struttura interna del Duomo in quegli anni non era come quella che ora è sotto i nostri occhi che data dal 1712 quindi Rossetti operò su una struttura esistente non conformata come l’attuale. Bisogna dire che è stata una architettura “dall’empirico e farraginoso sviluppo“: già la immagine che ne aveva Rossetti non ora più quella delle origini e il compito affidatogli era fondamentalmente quella di dare respiro alle nuove necessità liturgiche.
Zevi descrive così l’operazione rossettiana: “Creò un ambiente a volta di pianta quadrata poi spiccò l’abside... la cesura fra i due settori della chiesa doveva essere affidata alla chiarezza compositiva della parte nuova... i candidi e nudi ritmi luminosi del gusto rossettianoi tuttora costituiscono l’episodio nobile e artisticamente teso di tutto l’organismo.”
L’attacco del nuovo alla struttura esistente avviene, dopo una superficie di riposo, ccon una serie di arcate esterne disegnate sulla muratura in cotto e organizzate su due piani con una importante cornice intermedia che appare di più alta qualità di quella superiore destinata a concludere il tetto. Dette arcate poggiano su lesene in rilievo con capitelli in marmo bianco e rosato che a loro volta spiccao da un basamento pure in marmo.

Il segno distintivo dell’intervento rossettiano è nella concezione e nella realtà della muratura in cotto qui condotta a livelli di assoluta eccellenza che Venturi dice essere “a filo tagliente, nitido, puro, una costruzione esatta e regolare della lineatura matematica dei filari nella disposizione unita ed uguale”.

Ma ciò che a noi interessa dal punto di vista dell’ambiente nel quale questa opera si colloca è la contemporaneità della visione dell’abside e del campanile di marmo bianco dal fusto ampiamente dimensionato. Questa immagine che ci rappresenta due ‘rinascimenti’ accostati ci racconta una storia di grande interesse. Il ‘rinascimento’ del testo rossettiamo espresso da una cultura di eccellenza di utilizzo di un materiale locale, e quello solenne nelle dimensioni, che i cultori della storia locale amano definirlo albertiano, dell’imponente campanile. Mentre i primo gioca sul rigore assoluto e sulla assoluta chiarezza il secondo sfiora la retorica nel suo disegno e nella sua struttura e si rivela agli esigenti opera aliena dal contesto per il materiale e le dimensioni.

Due immagini dell’avventura rinascimentale che ci rivelano due modi di pensare il mondo dell’architettura in quel frangente storico.