Il campanile di San Giorgio

Rossetti esperimenta in quest’opera, da una parte come possa essere intenso e ricco di presenza il paramento in cotto lasciato al vivo (nei lavori predenti la muratura andava sempre intonacata) e dall’altra come fosse importante in un contesto edilizio molto modesto un segnale urbano come un campanile. Di quello esistente, crollato, si era persa la memoria e i luoghi in forte evoluzione espansiva necessitavano di un segno forte di identificazione.

La data di questa opera è il 1475 e intorno a quegli anni andava crescendo fra difficoltà notevoli anche il campanile della Cattedrale che le storie vogliono essere stato disegnato da Leon Battista Alberti, iniziato (nelle parti visibili) nel 1417 e mai finito.
Riteniamo sia da segnalare l’edificazione quasi contemporanea di queste architetture perché sono parte di due opere (la Cattedrale e la chiesa di San Giorgio) che hanno la medesima dedicazione e segnano in modo marcato la storia della città: la sede della cattedra del vescovo quando Ferrara nasceva, e successivamente quando Ferrara era diventata città e voleva quella cattedra fra le sue mura.
Il campanile della chiesa di San Giorgio, lo abbiamo ricordato, esisteva già (si cita addirittura l’anno Mille), Rossetti lo riedificava nel luogo medesimo dove in quei tempi lontani esso era collocato.

Rossetti, in questo bellissimo fusto di cotto fiammante, segnale urbano straordinario, riprende il tema di quello della Cattedrale cioè la struttura come sovrapposizione di solidi cubici di perfezione cristallina conclusi in alto da una cuspide piramidale interrotta.
La tessitura al vivo del paramento di cotto ha nella sua trama un segreto: la inserzione in luoghi predisposti di frammenti di pietra bianca d’Istria che contribuiscono in modo determinante ad accenderne la superficie con faville di luce. Rileviamo qui uno dei segni più esclusivi del linguaggio del Maestro che userà in opere di qualità non banale come i paramenti del palazzo dei Principi a Correggio e come nella nuova abside della Cattedrale a Ferrara.

Ma un altro elemento ci emoziona nella realtà di questa architettura: alla sua base è un sacello, al quale si accede dall’interno della chiesa, dove riposano le spoglie di Cosmè Tura ‘e i suoi’ collocati in quel luogo cento anni dopo la morte del Maestro avvenuta nel 1495.
Cosmè Tura, come è noto, è stato il più grande dei maestri dell’Officina ferrarese ed è considerato un riferimento fondamentale nella storia dell’arte rinascimentale.