La delizia di Schifanoia

Sintesi della sua storia

  • 1385 – Il primo nucleo del palazzo viene edificato per volontà di Alberto V d’Este
  • 1391 – 1458 – Prolungamento e ampliamento dell’edificio
  • 1465 – 1467 – L’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini ammoderna completamente il palazzo e lo sopraeleva di un piano. Ha come aiutante il giovane Biagio Rossetti
  • 1470 – Viene messo in opera il grandioso portale disegnato da Ercole de’ Roberti che riprende lo spirito delle famose decorazioni interne realizzate dai Maestri dell’Officina ferrarese Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti
  • 1703 – Passa in proprietà della famiglia Tassoni
  • 1736 – Diventa sede della manifattura tabacchi
  • 1855 – Diventa sede dell’istituto provinciale per i sordomuti
  • 1892 – Accoglie al suo interno sezioni del liceo musicale e aule dell’università
  • A partire dal 1820 si cominciano a scoprire gli affreschi del Salone dei Mesi occultati da strati di intonaco e da varie imbiancature. Le analisi e le ricerche su questo tesoro sono ancora in atto.
  • 2014 – 2015 – Si propone, nel quadro di un auspicabile grande restauro del complesso monumentale la installazione di due ascensori per agevolare i visitatori.

Palazzo Schifanoia è la più antica delle ‘delizie’ estensi e nel suo nome pare essere racchiuso tutto il desiderio di raffinato godimento che gli edifici destinati agli svaghi della corte e sparsi in tutto il territorio del ducato, significavano nella cultura rinascimentale.
L’edificio non sembra rivelare all’esterno qualità straordinarie. Solola lunghezza del corpo di fabbrica compare abnorme riispetto alla minuta edilizia del luogo in quei secoli.
Ma un segnale di eccezionalità è dato dalla presenza dello stupendo portale di ingresso finemente disegnato, pare, da Ercole de’ Roberti e raffinatamente scolpito da Antonio di Gregorio e da Ambrogio da Milano.

Questo portale ha la particolarità di essere collocato in un luogo, rispetto alla lunga fronte dell’edificio, che non pare tenere conto di assialità o di rapporti compositivi particolari. Questa anomalia lo fa essere ancora più visivamente rilevante sulla linga parete in cotto.
Forse pensando che questa facciata fosse decorata o dipinta come alcuni ritrovamenti hanno fatto pensare, l’integrazione scenografica doveva determinare un effetto molto raffinato.

Ora si accede al palazzo attraverso un portale monumentale proveniente dal complesso di San Domeniico e collocato in quel luogo nel 1885. Esso è inserito nella parte di edificio che Biagio Rossetti ampliò nel 1493.
Una scala di fattura recente conduce al piano nobile nel quale dopo aver attraversatola Sala dei Marmi, quella della Caccia, delle Ceramiche delle Imprese e degli Stucchi si arriva nel cuore dell’edificio costituito dallo straordinario Salone dei Mesi che prende il nome dalle pareti completamente dipinte da una sequenza di rappresentazioni legate alla vicenda delle stagioni.

Tutta l’architettura del grande dipinto (1470) che occupa le pareti dal pavimento al soffitto, fa riferimento a tre fasce orizzontali i cui temi sono: in alto, la prima, il presidio da parte degli dei del mondo classico della vita degli uomini nelle varie stagioni dell’anno. La fascia mediana è dedicata ai “Decani” figure astrologiche che sovrintendono ciascuna a dieci giorni di ogni mese con al centro il segno zodiacale corrispondente a quello stesso mese. Nella fascia inferiore infine sono raccontati i fasti e le glorie del ducato di Borso e della città da lui guidata con governo illuminato.
L’intrecciarsi di significati e le corrispondenze delle tre fasce e le liste verticali che scandiscono ogni mese, costituiscono una straordinaria rappresentazione ancora oggi, ai nostri goorni, oggetto di dibattiti accesi e di studi a cui sono interessati studiosi e critici di ogni parte del mondo.

Regista della grande impresa è stato Pellegrino Prisciani, storico e segretario del duca nonché famoso studioso di astrologia che troveremo a fianco di Rossetti e del duca Ercole successore di Borso, nella grande impresa della Terza Addizione che ha conferito a Ferrara il suo disegno definitivo.
I pittori che abbiamo ricordato come autori della grande avventura pittorica sono stati definiti dalla critica e dagli storici dell’arte i Maestri dell’Officina ferrarese. Con essi finisce il suo ciclo la pittura gotica e nasce il Rinascimento.