Palazzo Costabili detto di Ludovico il Moro

via XX Settembre 124

Sintesi della sua storia

  • 1499 - Biagio Rossetti dopo averlo progettato si dedica alla sua costruzione.
  • 1503 – Rossetti chiamato ad altro importante incarico abbandona la costruzione dell’edificio che viene affidata a Cristoforo di Ambrogio da Milano e a Girolamo Pasini
  • 1504 – La costruzione della monumentale residenza viene definitivamente abbandonata.
  • 1505 – Comincia con la famiglia Bevilacqua la serie di passaggi di proprietà fra le famiglie della aristocrazia ferrarese.
  • 1920 – Radicali e discussi restauri delle rovine del palazzo in totale abbandono. Si ritiene di essere davanti ad una opera incompiuta di Donato Bramante e si opera di conseguenza.
  • 1930 – L’edificio restaurato diventa sede del Museo Archeologico Nazionale di Spina.
  • 1995 – Tutto il complesso è nuovamente in restauro.

IL LUOGO

Nel baricentro del lungo rettilineo luminoso di via della Ghiara (ora via XX Setembre) in angolo con via Porta d’Amore, si colloca questa architettura che è uno dei simboli del Rinascimento a Ferrara.
Negli stessi ambiti, a poche centinaia di metri è l’antichissimo monastero di Sant’Antonio in Polesine. L’antico e il nuovo caratterizzano questa area che è parte della Addizione di Borso dove anche Biagio Rossetti volle edificare la sua residenza.
Mentre Ferrara era un grande cantiere e i nuovi nobili ambivano aprire le finestre delle loro residenze lungo la strada frequentata dai cortei ducali, Antonio Costabili che era di nobiltà antica ed era ambasciatore estense a Milano alla corte di Ludovico il Moro aveva scelto, per quando fosse tornato a Ferrara, di non adeguarsi a quel costume alla moda. Scelse questa area lontana dai quartieri ‘nuovi’, un’area che chiameremmo di “centro storico” e ne affidò il progetto a Biagio Rossetti che avviò un’opera che doveva essere fra le più prestigiose ed importanti.

Una persistente leggenda vuole che questo palazzo sia stato commissionato al Costabili dallo stesso Ludovico il Moro il quale lo avrebbe abitato quando avesse abbandonato la cura politica di Milano. Ma c’è la storia e ci sono le date della storia a fare ordine in questa vicenda. Dice Giorgio Padovani :

“Ammettendo che la costruzione dell’edificio fosse cominciata intorno al 1500 è da escludersi che il Moro, già dalla fine dell’anno predente spodestato e imprigionato in Francia, potesse commettere a Costabili l’edificio”.

Tutto ciò premesso con precisione e chiarezza dedichiamo attenzione ad un’opera che documenta, pure nel suo essere una grande incompiuta, l’assoluta eccellenza delle sue parti. E, prima di tutto, la corte incompiuta, nelle sue proporzioni e nella qualità delle sue invenzioni.

Il dibattito sul loggiato del piano nobile che è strettamente collegato al portico sottostante è al centro delle analisi degli studiosi.
La sequenza di aperture che sovrasta il porticato e ad esso si collega con espedienti formali di grande eleganza era una sequenza tout court come la vediamo ora o Rossetti aveva immaginato che le finestre fossero in sequenza due aperte e due chiuse?
Questo interrogativo, secondo Bruno Zevi risale agli anni Venti del Novecento quando fu intrapreso un generale restauro dell’edificio in rovina. Il dibattito di allora era fortemente condizionato dalla convinzione che l’edificio fosse un progetto di Donato Bramante commissionatogli dal duca di Milano. E ogni particolare fu visto e interpretato in chiave bramantesca.
Ma l’edificio da documenti e da rogiti successivamente scoperti ha incontestabilmente in Biagio Rossetti il suo autore e uno dei semantemi propri del Nostro che ritroviamo in ogni edificio di sua progettazione è quello (sempre) delle due finestre accostate. Ecco allora che la sequenza delle aperture sarebbe stata ritmata nell’idea dell’autore da due finestre vetrate e due murate ma entro il medesimo disegno di quelle aperte. Esse avrebbero formato un elegantissima immagine dell’angolo dove si sarebbero incontrate due bifore aperte su un pillastro d’angolo sottostante di rara eleganza.
Naturalmente queste considerazioni sono del tutto teoriche essendo unica la sequenza intera delle finestre aperte come è oggi quasi segnare, ancora, un residuo di pensiero sulla ipotesi di Bramante come autore del progetto di una architettura purtroppo incompiuta. Nel suo nome si coglie il rimpianto di un sogno meraviglioso ma impossibile.

Ma il sogno meraviglioso possibile attiene senza dubbio alcuno a Biagio Rossetti il quale rivela qui, pure nella incompiutezza dell’opera la sua genialità, che si mostra nelle proporzioni delle sue parti, nella rilevanza dei partiti decorativi, nelle potenzialità figurative che si rivelano nelle facciate incompiute.
Zevi analizzandone la pianta si azzarda ad affermare che il palazzo così come noi lo vediamo ha acquistato una ‘forma aperta’ molto articolata e assai vicina al gusto moderno di quanto non fosse l’impianto originale:

“uno splendido non-finito che coinvolge la fantasia di ciascuno: uno dei testi più originali dell’architettura del Rinascimento.”

Come si è detto il palazzo è attualmente sede del Museo Archeologico Nazionale di Spina e ospita reperti etruschi della antichissima civiltà spinetica insediatasi misteriosamente nell’area delle foci del Po e la cui storia è di grande fascino.
Una delle eccellenze del luogo è l’Aula Costabiliana al piano terreno con un grandioso soffitto dipinto dal Garofalo che racconta la vita estense della corte ducale secondo stilemi propri del pittore.
All’esterno l’edificio incompiuto rivela, come dicevamo, presenza di decorazioni, di ritmi di aperture, di avvii di grande respiro che mostrano tutta la potenzialità figurativa che avrebbero avuto queste fronti se l’opera dell’architetto si fosse conclusa.