Palazzo Roverella

Corso Giovecca, 47

Sintesi della sua storia

  • 1508 – Alfonso Magnanini segretario del duca Alfonso I d’Este incarica Biagio Rossetti della progettazione del palazzo che sarà la sua residenza - Biagio Rossetti segue tutta la realizzazione del progetto.
  • Nel Seicento avviene il passaggio di proprietà alla famiglia Roverella e in particolre alla contessa Teresa Locatelli Roverella.
  • Alla fine del 1800 la proprietà passa alla famiglia Aventi.
  • Le successioni in seguito sono numerose fino al 1932 quando Federico Zamorani destina l’eredità del palazzo al Circolo dei Negozianti sotto il titolo di Società dei Negozianti.

 

IL LUOGO

Palazzo Roverella che impreziosisce il lungo tracciato di Corso Giovecca, per esere l’ultima opera di Biagio Rossetti (le date sembrano confermarlo) è una architettura che si configura come la somma delle qualità straordinarie di Biagio, qui, davvero, nuovamente toccato dalla grazia.
Edificato su incarico della famiglia Magnanini esso, nel disegno della facciata, nei rapporti dimensionali fra le varie parti articolate dentro un telaio geometrico di riferimento rigoroso, rivela la raffinata capacità dell’architetto di “disegnare” un organismo che ha nella sua concezione volumetrica tutte le caratteristiche e le qualità che attengono per definizione a queste opere monumentali, ma che esibisce e si presenta con una facciata dove il rigore del disegno e l’inusuale impiego del cotto modellato ne fanno un’opera eccezionale, una vera summa di una cultura architettonica propria dei Maestri.

Quando la Giovecca passa davanti al palazzo Roverella, dalla parte opposta appare uno slargo, definito burocraticamente “sito della chiesa” (funziona infatti come sagrato della enorme chiesa dei Teatini) ma in realtà è un vuoto che appartiene al palazzo se lo vediamo come una entità spaziale nella narrazione che ci propone la strada.
Si direbbe infatti che quello spazio appartiene al palazzo in modo indissolubile se, al di là delle destinazioni burocratiche e meramente funzionali, ci si attiene alla realtà spaziale dei luoghi. Così come abbiamo visto il Quadrivio appartenere al palazzo dei Diamanti. Con una sostanziale differenza: qui è una facciata che dialoga con un suo spazio frontale, là è un volume che conferisce significato ad un incrocio di strade.

Abbiamo accennato al rigoroso inquadramento geometrico degli elementi di queste facciata. In realtà essa è segnata da elementi di risalto forti orizzontali che ne scandiscono il volume e su paraste verticali che ne scandiscono le parti riducendo tutto alla fine in un raffinato gioco di quadrati.
Su questo tracciato ricompare, elaborato, il semantema caro al Maestro delle due finestre abbinate che illuminano locali diversi: esso è le stigma della facciata della sua casa, del cortile di palazzo Costabili, del Palazzo dei Principi a Correggio e di altre opere che la storia considera ‘minori’ ma che segnano con questa presenza la realtà inconfondibile di uno stile.
Una affinità poetica straordinaria con l’esempio principe di via degli Angeli è da cogliere in questa facciata: il valore della luce quando essa è captata dalle presenze scultoree il cui valore plastico dà senso al rigore della geometria.
Sono convinto che passi proprio di qui la “slenziosa” tessitura bramantesca che Girolamo da Carpi inventa con la luce nel prezioso cortile di palazzo Naselli-Crispi.

Non possiamo non segnalare, come elemento ulteriore di dialogo di questa architettura con l’ambiente, dopo lo spazio vuoto che lo fronteggia, il piccolo quartiere “Novecento” che la via Boldini tangente il palazzo lascia intravedere sul fondo.
E’ un esempio di architettura “moderna” che si pone in dialogo con quella della quale stiamo parlando e in dialogo positivo e illuminante.
Ha un particolare significato, a nostro avviso, in questa ottica, l’architettura della scuola “Alda Costa” con la sua torre che si propone come terminale visivo e prospettico della strada. Anche la solenne nudità della parete del’auditorium che delimita la strada e guarda verso il giardino di palazzo Roverella rivela l’equilibrio spaziale entro il quale si colloca questo raffinato intervento “moderno” (1930) nel cuore della città storica.