Chiesa di San Cristoforo alla Certosa

Sintesi della sua storia

  • 1452 – Borso d’Este duca di Ferrara posa la prima pietra della chiesa primitiva e dell’annesso monastero dei Certosini di Grenoble affidando l’incarico del progetto all’architetto Pietrobono Brsavoa.
  • 1498 – la vecchia chiesa viene demolita e Biagio Rossetti edifica quella attualmente esistente destinata ad essere uno dei ‘luoghi sensibili’ della struttura della terza Addizione.
  • 1811 – Il monastero viene abbandonato dai monaci e destinato ad area cimiteriale su disegno di Ferdinando Canonici che vi aggiunge i portici curvilinei e il chiostro minore.
  • 1944 – La chiesa subisce gravi danni in seguito ai bombardamenti aerei. Viene demolito il campanile.
  • 1956 – Ricostruzione del campanile demolito dalle bombe.
  • 1980 – 1990 - Ciclo di grandiosi restauri che ridanno alla chiesa l’antico splendore.
  • 2012 – Il terremoto che scuote la città lascia i segni anche nella chiesa restaurata.

Il luogo

Al limite della città, con l’orizzonte del profilo delle mura, si alza questa chiesa che come poche altre architetture, il Castello Estense per esempio, si propone nell’ambiente aperto come una grande scultura. Ai suoi piedi, nel verde, si stende la grande casa dei morti la cui forma, genialmente intuita da Ferdinando Canonici si propone come una intensa poesia nel grande abbraccio che sembra configurare.
Già il modo come si arriva in questo luogo fa sentire la poeticità del contesto, apparentemente remoto, ma a pochi passi dalla vita e dal traffico della città, è psicologicamente vissuto come luogo fuori dalle mura. Le mura urbane invece lo circondano con ancora ampie aree di campagna che accompagnano anche il contiguo “Orto dove seppelliscono gli Ebrei”, il Cimitero ebraico di via delle Vigne.
Sono queste le sensazioni da cogliere nel silenzio alto del luogo.

L’architettura della chiesa, con la facciata incompiuta, è un trionfo nell’uso generalizzato del mattone e delle decorazioni in cotto che si rifanno, con qualche vivacità in più, a quelle caste e solenni dell’abside della Cattedrale. All’interno riviviamo un’altra avventura della luce che Rossetti aveva già sperimentato a San Francesco: avventura della luce che come ci è noto percorre tutto l’operare di Biagio. Ma non solo questo, perché la geometria ha qui un testo raffinato da consultare.

Le suggestioni planimetriche di Rossetti, qui come a San Francesco, saranno ancora brunelleschiane ma con il tema delle cappelle laterali modificato dalla mancata interposizione delle navate minori. Il riferimento è ad un modello molto sofisticato e molto meno noto: la planimetria della Badia Fiesolana che Brunelleschi disegnò richiesto da Cosimo il Vecchio mentre stava lavorando alla chiesa di San Lorenzo.
E la novità planimetrica, determinante nella sua realtà geometrica, qui come a Fiesole, è la esatta uguaglianza di dimensione della lunghezza della navata e la profondità determinata dallo spessore del transetto più il presbiterio: sono risonanze e collegamenti di non poco momento che segnalano la attenzione di Rossetti in visita in Toscana, a cogliere le affinità ai modi di un magistero che evidentemente riteneva esemplare.
O non è forse ancora un segnale segreto all’interno del ‘luogo sensibile’ della città nuova quale è questa chiesa?

Poi come si è detto la luce. Non più colta attraverso ‘le case luminose’ delle cappelle laterali di San Francesco ma affidata alle grandi aperture dell’abside la quale determina intensità diverse nelle due grandi parti in cui, come abbiamo detto, lo spazio della chiesa appare diviso. Con un effetto ‘liturgico’ possiamo dirlo, estremamente significativo.
Così, isolamento come scultura nello spazio verde, geometria e disegno della luce danno il senso e la qualità altissima di questa architettura.